Sicurezza documento 010 del 02 luglio 2009



Un manuale in rete per la formazione antincendio


In rete un manuale relativo alla lotta antincendio di informazione per tutti i lavoratori e di formazione per i lavoratori incaricati della gestione delle emergenze. La prevenzione, le misure e la valutazione del rischio d’incendio.

Sul sito dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (Ispesl) è disponibile un manuale dal titolo “Formazione antincendio”, prodotto dall’Ispesl stesso e redatto in particolare dall' Dr. arch. Marcello Tambone.

Questo manuale, nato con l’obiettivo di fornire un idoneo strumento di informazione per tutti i lavoratori e di formazione per i lavoratori incaricati della gestione delle emergenze, è correlato al Decreto del Ministero dell’Interno del 10 marzo 1998* che contiene i criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell'emergenza nei luoghi di lavoro.

Nella premessa del manuale sono ricordati i principi della prevenzione incendi nei luoghi di lavoro e le “misure da porre in essere per:

a) prevenire l’insorgenza di un incendio e la sua eventuale propagazione;

b) provvedere a porre in salvo, nel minor tempo possibile, le persone presenti sul luogo del sinistro;

c) intervenire – quando possibile – con l’utilizzo dei mezzi, delle attrezzature e dei dispositivi di lotta agli incendi;

d) attuare tutte le procedure del  piano di emergenza , al fine di poter gestire nel migliore dei modi una emergenza incendio sul luogo di lavoro”.

Obiettivo del manuale è facilitare, tramite la formazione, la non sempre facile difesa contro gli incendi nei luoghi di lavoro, specialmente quando si ha a che fare con luoghi non progettati e costruiti con criteri antincendio o con edifici storici sottoposti a vincoli architettonici.

*Nota: ricordiamo che il decreto 81/2008, pur prevedendo all’articolo 46 l’adozione da parte del ministeri interessati di uno o più decreti nei quali dovranno essere definiti nuovi criteri di prevenzione incendi, prevede però che fino all'adozione di questi decreti continuino ad applicarsi i criteri stabiliti dal decreto del Ministro dell'interno del 10 marzo 1998.

Sommario del manuale

- Premessa

- Normativa di riferimento

- Introduzione

1. L’incendio e la prevenzione incendi:

1.1 l’incendio;

1.2 Principi sulla combustione;

1.3 Triangolo del fuoco;

1.4 Le sostanze estinguenti;

1.4.1 L’acqua;

1.4.2 Le schiume;

1.4.3 Le polveri estinguenti;

1.4.4 L’anidride carbonica;

1.4.5 Gli agenti estinguenti alternativi agli idrocarburi alogenati o halon;

1.5 Le principali cause di un incendio;

1.5.1 Cause di origine elettrica;

1.5.2 Cause derivate dalla negligenza dei lavoratori;

1.5.3 Cause di origine termica di macchine e impianti;

1.5.4 Anomalie di funzionamento di macchine e impianti;

1.5.5 Azioni dolose;

1.6 Cause di propagazione di un incendio;

1.7 Rischi alle persone in caso di un incendio;

1.8 Principali accorgimenti e misure per prevenire gli incendi;

1.8.1 Attuazione delle misure preventive;

1.8.2 Verifica dei luoghi di lavoro.

2. Protezione antincendio e procedure da adottare in caso di incendio:

2.1 Protezione statica o passiva;

2.1.1. Resistenza al fuoco delle strutture;

2.1.1.1 Carico d’incendio;

2.1.2 Compartimentazioni;

2.1.3 Distanze di sicurezza antincendio;

2.2 Protezione dinamica od attiva;

2.2.1 Azioni del personale addetto alla gestione delle emergenze;

2.2.2 Attrezzature di lotta agli incendi;

2.2.3 Sistemi antincendio;

2.2.3.1 Impianti di spegnimento automatico e/o manuale d’incendio;

2.2.3.2 Dispositivi di rivelazione automatica e di allarme incendi;

2.2.3.3 Sistemi di evacuazione fumo e calore;

2.3 Vie di esodo;

2.3.1 Criteri generali di sicurezza per le vie di uscita;

2.3.2 Percorsi di esodo;

2.4 Procedure operative da adottare in caso di emergenza;

2.4.1 Cosa si intende per piano di emergenza;

2.4.2 Definizione di piano di emergenza;

2.4.3 Contenuti del piano di emergenza;

2.4.4 Procedure da attuare in caso d’incendio;

2.4.5 Procedure per l’esodo;

2.5 Formazione ed informazione dei lavoratori;

2.5.1.1 Formazione per gli addetti alla gestione delle emergenze;

2.5.1.2 Presa visione e chiarimenti sui mezzi di estinzione più diffusi;

2.5.1.3 Presa visione dei D.P.I.;

2.5.1.4 Esercitazione sull’uso dei dispositivi di lotta agli incendi;

2.6 Rapporti con i Vigili del Fuoco e gli altri Enti istituzionali;

2.6.1 Collaborazione con i Vigili del fuoco;

2.7 Segnaletica di sicurezza;

2.7.1 Segnaletica aggiuntiva;

2.8 Illuminazione di emergenza;

2.9 Dispositivi di Protezione Individuale per l’antincendio.  

3. Valutazione del rischio d’incendio:

3.1 Obbiettivi della valutazione del rischio d’incendio; 

3.1.1 Determinazione dei fattori di pericolo d’incendio;

3.1.2 Identificazione delle persone esposte al rischio d’incendio;

3.1.3 Valutazione dell’entità dei rischi accertati;

3.1.3.1 Classificazione del livello del rischio d’incendio;

3.1.4 Individuazione delle misure di prevenzione e protezione;

3.1.5 Programma delle misure antincendio,

4. Principali cause d’incendio in edifici ad uso ufficio

4.1 Identificazione dei pericoli d’incendio più diffusi;

4.2 Identificazione delle problematiche connesse alla lotta all’ incendio e all’evacuazione;

4.3 Individuazione delle attività più comuni a rischio d’incendio.

5. Glossario dell’antincendio 

6. Decreto Ministeriale 16 febbraio 1982 –  “Modificazioni del decreto Ministeriale 27 settembre 1965, concernente la determinazione delle Attività soggette alle visite di prevenzione incendi”

7. Decreto Ministeriale 10 Marzo 1998 –  “Criteri generali antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro”

8. Decreto 7 gennaio 2005 –  “Norme tecniche e procedurali per la classificazione ed omologazione di estintori portatili di incendio”

9. Decreto 22 febbraio 2006 –  “Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l’esercizio di edifici e/o destinati ad uffici” 

- Indice Analitico

- Allegati  

Ispesl,  “Formazione antincendio”, redatto dal Dr. arch. Marcello Tambone e a cura del Servizio Prevenzione Protezione (formato PDF, 2.10 MB).

Fonte: http://www.puntosicuro.it/italian/index.php?VM=articolo&IA=9028


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La Responsabilità Sociale delle Imprese 

Per responsabilità sociale d’impresa (o Corporate Social Responsibility, CSR) si intende l'integrazione di preoccupazioni di natura etica all’interno della visione strategica d’impresa: è una manifestazione della volontà delle grandi, piccole e medie imprese di gestire efficacemente le problematiche d'impatto sociale ed etico al loro interno e nelle zone di attività.

In questo quadro all’impresa economica viene chiesto di assumere un ruolo sociale, e di farsi carico dei problemi di ambientamento e umanizzazione derivanti dalla loro attività, dando conto degli effetti ambientali, economici e sociali che si riverberano sull’ambiente.
In periodo di crisi economica, “stringere la cinghia” diviene un obbligo, prima che una scelta. Questo vale tanto per le famiglie, quanto per le imprese. Per quest’ultime, il problema da risolvere riguarda la scelta dei costi tagliare.
La tendenza naturale è quella di pensare al presente, eliminando spese che daranno i loro frutti in futuro, come la ricerca, il marketing e la formazione del personale, e più in generale i costi per la sicurezza aziendale.

A primo impatto il nesso tra Responsabilità Sociale e Salute e Sicurezza non è di diretta intuizione, soprattutto se si pensa che il principio fondante della responsabilità sociale è quello della volontarietà, mentre la salute e sicurezza fonda le proprie basi su esplicite norme di legge. Tuttavia cercherò di illustrare la connessione tra questi due argomenti facendo riferimento a quanto il tema della responsabilità sociale possa contribuire alla diffusione di una cultura d’impresa che miri alla prevenzione degli infortuni sul lavoro soprattutto se consideriamo che nonostante si registri una riduzione, gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali sono ancora una delle questioni irrisolte nella nostra economia.

Le iniziative socialmente responsabili dovrebbero essere adottate anche perché rientrano negli interessi a lungo termine delle imprese.
Ponendo l’accento sulle parti interessate delle imprese, la Responsabilità Sociale delle Imprese abbraccia sia le esigenze interne dei lavoratori che le esigenze esterne della società. Dal punto di vista della Salute e Sicurezza sul Lavoro, ciò significa prendersi cura della salute e sicurezza dei lavoratori in misura superiore rispetto agli obblighi previsti dalla legislazione e considerare le implicazioni esterne, come ad esempio integrare la Salute e Sicurezza sul Lavoro (SSL) tra i criteri di selezione dei subappaltatori e nel marketing.
È peraltro probabile che la Responsabilità Sociale dell’Impresa (RSI) sviluppi un’interazione più stretta tra la SSL e altre questioni importanti quali:

- risorse umane;
- equilibrio tra attività lavorativa e vita privata;
- altri diritti fondamentali sul lavoro;
- problematiche ambientali;
- sicurezza e salute pubblica (compresa la sicurezza dei prodotti);
- redditività e produttività.

Mediante la RSI le imprese hanno la possibilità di accentuare il loro impegno nei confronti della SSL. A tale scopo si deve tuttavia percorrere con cautela un cammino che tenga conto dei risultati già ottenuti nell’ambito della SSL, evitando i tranelli potenziali derivanti dall’aggiunta di un’altra priorità di gestione.

La connessione di questi due temi è presente anche nel Decreto legislativo del 9 aprile 2008, n. 81 nel quale viene più volte richiamato il termine di responsabilità sociale sia attraverso una definizione sia come modo di fare impresa per prevenire gli incidenti sul lavoro.

Questo intervento legislativo giunge in un momento estremamente delicato, contrassegnato da un numero elevato di infortuni soprattutto nel tessuto delle imprese con meno di 15 dipendenti dove, si raggiunge quasi il 90%; questo ha fatto seguito alla volontà, all’urgenza, alla necessità e all’obbligo morale di tutti di intervenire, ciascuno secondo il proprio ruolo e con le proprie specificità.

Secondo questa impostazione le norme ed i comportamenti adottati su base volontaria ad esempio: certificazioni, codici di comportamento, iniziative educative preventive e altre azioni volte alla promozione e prevenzione della salute e sicurezza che vanno oltre la normativa legislativa andrebbero ad affiancarsi agli obblighi giuridici esistenti, senza sostituirsi ad essi, ma determinando una tendenziale e proficua sovrapposizione fra ciò che è richiesto dalla norma e ciò che l’impresa è disposta volontariamente a fare.

Anche nella strategia comunitaria per la salute e sicurezza sul lavoro, la responsabilità sociale delle imprese riveste un ruolo significativo, qualificandosi come uno degli “strumenti strategici” per il consolidamento della cultura della prevenzione. E’ proprio secondo questo approccio innovativo che si intende far coincidere la Responsabilità Sociale delle Imprese e Salute e Sicurezza sul lavoro, credo infatti che diffondere queste tematiche attraverso azioni volte a sviluppare ed incrementare una cultura d’impresa preventiva possa contribuire, soprattutto per le generazioni future, ad un miglioramento e ad una diminuzione degli incidenti sul lavoro.
Un ulteriore elemento da considerare, ripreso sia dalla strategia comunitaria in tema di concetto di Responsabilità Sociale delle Imprese che dal Libro Verde della Commissione Europea è legato alle buone pratiche; secondo questo approccio la Salute e la Sicurezza è uno dei settori privilegiati, informazione questa che risulta anche dai dati di Unioncamere dove questo ambito rappresenta uno dei campi di maggiore interesse per l’attuazione di politiche di Responsabilità sociale per le Imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni.
Da qui possiamo intendere che l’attenzione ed il miglioramento della salute e sicurezza sul lavoro è importante non solo da un punto di vista etico/sociale legato allo stato di salute dei lavoratori, ma anche per una prospettiva economica che contribuisce a garantire il successo e la sostenibilità dell’impresa nel lungo periodo.

In particolare per le aziende di piccole dimensioni, gli infortuni sul lavoro possono avere un forte impatto finanziario e mentre alcuni oneri come ad esempio i giorni di assenza dal lavoro o il mancato profitto possono essere prontamente tradotti in termini monetari, i costi provenienti dagli infortuni sul lavoro che sono meno visibili o non sono facilmente quantificabili sono di difficile previsione trovando in una politica di “prevenzione” man forte per la situazione finanziaria dell’impresa.

In questa prospettiva le imprese non devono limitarsi a conoscere i costi ma devono essere anche consapevoli dei benefici correlati ad una gestione appropriata della sicurezza e della salute sul lavoro. Una gestione efficiente ed integrata della Salute e Sicurezza è senza dubbio strettamente collegata all'eccellenza ed alla redditività dell'impresa, ad esempio:

- I lavoratori in buona salute sono più produttivi e garantiscono un rendimento di più elevata qualità.
- Un minor numero di infortuni sul lavoro e di malattie professionali significa un numero minore di assenze e quindi meno spese e maggiore continuità dei processi produttivi.
- L'ottimizzazione delle attrezzature e dell'ambiente di lavoro in base alle necessità del processo lavorativo e una corretta manutenzione determinano una maggiore produttività, una qualità più elevata e un minor numero di rischi dal punto di vista della salute e della sicurezza.
- Una riduzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali significa anche meno risarcimenti al lavoratore e meno casi di responsabilità civile.

Un altro elemento utile ad “incoraggiare” le imprese a preoccuparsi di salute e sicurezza dei propri dipendenti è rappresentato dagli incentivi economici i quali possono supportare l’impresa nell’implementazione di politiche sulla salute e sicurezza sul lavoro che possono essere erogati sotto forma di:

- sussidi, sovvenzioni e finanziamenti statali – ad esempio sostegno del Governo alle imprese perché queste investano in macchinari sicuri o modelli organizzativi di organizzazione del lavoro;
- incentivi basati sui regimi fiscali o sulle strutture fiscali;
- sgravi fiscali ai datori di lavoro che investono in attrezzature più sicure rispetto alle prescrizioni minime di legge;
- la regolazione dei premi assicurativi – che ha come obiettivo quello di creare un collegamento tra il premio assicurativo versato da un'azienda ed i risultati dell'azienda stessa dal punto di vista della sicurezza e della salute.

E’ importante ribadire ancora una volta che la salute e sicurezza intesa nell’ambito della responsabilità sociale significa prendersi cura sia della sicurezza e della salute dei dipendenti al di là degli obblighi di legge sia valutare le implicazioni esterne di un tale comportamento ad esempio selezione dei fornitori, aspettative dei clienti o la reputazione acquisita dall’azienda; questi comportamenti possono influenzare sia il rapporto tra l’azienda e i propri “stakeholder” ma soprattutto possono determinare importanti impatti sugli aspetti socio economici del territorio in cui l’azienda opera.
La carente consapevolezza di questa complessità culturale rischia di dare al problema un’impostazione pedagogica o tecnicistica: come quando si dice che “la mancanza di sensibilizzazione sembra essere l’ostacolo più importante ad un impegno sociale, in particolare tra le PMI più piccole”. Come dire: le microimprese non conoscono il proprio bene: bisogna insegnarglielo. "

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